6 Marzo 2021

Neuroscienze e Psicologia su Mente e Coscienza – NPMC.IT

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The hard problem: La meta-coscienza tra Epistemologia e Neurofilosofia

Coscienza Problem

Un secolo fa si parlava dell’inconscio, oggi si parla di coscienza. È lei la regina, ovvero la punta dell’Iceberg. È la protagonista della vita dell’uomo, una signora che mostra la propria essenza senza mai esprimere realmente la materia di cui è fatta. Per il momento rimane ancora misteriosa, ma l’evoluzione neuroscientifica e lo sviluppo di moderne metodiche di neuroimaging ci consentono continue nuove scoperte. Ci stiamo avvicinando al problema o semplicemente stiamo ruotando intorno ad esso? Riusciremo a trovare la soluzione?
E se questa fosse semplicemente un’invenzione della mente umana? Infondo non sarebbe la prima volta che inventiamo qualcosa. Un esempio? Il tempo! Il tempo è pura illusione. Esso è fine a sé stesso. O meglio potremmo definirlo un’ennesima un’unità di misura inventata dall’uomo e sfruttata per puri fini speculativi, un qualcosa che ci consente di spiegare ciò che non riusciamo a comprendere. Si certo, spesso ci fa comodo. Arriviamo puntuali agli appuntamenti e sappiamo quando è il compleanno di un nostro caro. Ma se ampliamo la finestra temporale, se lo paragoniamo all’infinità del cosmo e all’antimateria, quindi all’antitempo, allora vedremo che esso non esiste.
Adesso, analogamente al concetto di tempo, potremmo pensare che noi concepiamo ed interpretiamo la coscienza in seguito a processi di ragionamento che si basano su sistemi sensoriali e basi biologiche. Per questo se imparassimo ad osservarla con lenti diverse, forse esterne alla tipica concezione fisico/chimica a cui siamo abituati, potremo capirne realmente la sua essenza. Non si tratta di un discorso teologico né fideista, bensì una constatazione che la somma delle singole parti che la compongono trova risultati che vanno ben oltre il regno dei numeri. Sebbene le leggi che crediamo governino l’universo risultano annullarsi davanti al concetto di coscienza, è possibile ipotizzare che la base neurale del nostro cervello in qualche modo fornisca una tale complessità la quale risulta essere il ponte di connessione con il concetto di coscienza.
La scala evolutiva ci ha sempre fornito grandi elementi in merito alle funzioni del nostro encefalo, ma sulla coscienza è tutto più complicato. Molti animali hanno una forma di consapevolezza ma non sappiamo se ne sono consapevoli, quindi metaconsapevoli, perché non possiedono il linguaggio. È proprio quest’ultimo che ci consente di poter verificare se abbiamo coscienza, probabilmente quando è comparso il linguaggio è comparsa anche essa. Di questo però non vi è certezza, se non scopriamo cosa è e come si crea la coscienza, non possiamo definire con precisione quando è comparsa nel percorso evolutivo delle specie animali terresti.
Va da solo che la semplice definizione di coscienza ad oggi risulta sfocata, ma forse questa non corretta catalogazione è inevitabilmente insita nella complessità del problema. Estremamente affascinanti sono alcuni studi nei quali vengono sottoposti degli scimpanzè a test sulla coscienza. Si è osservato che se coloro il viso dell’animale, quando esso si guarda allo specchio vuole levarsi la macchia perché non fa parte di sé. Lo stesso paradigma sperimentale è stato applicato ai bambini, e sorprendentemente a soli 2 anni i piccoli attuano comportamenti volti all’eliminazione della macchia. Successivamente, intorno ai 3 anni compare la comprensione di essere ”IO”.
Insomma, è difficile giudicare la coscienza in un’altra persona ma sono assolutamente certo di averla io. È un grande problema misurarla, ovvero dire se la persona ha una capacità di esperienza.
Ma concretamente come possiamo definirla? “Ogni notte, quando ci addormentiamo, la nostra coscienza svanisce e, con essa, svanisce l’universo privato di ciascuno di noi – persone e cose, suoni e colori, piaceri e dolori, pensieri ed emozioni, persino il nostro io – finché non ci svegliamo, o finché sogniamo. Cos’è la coscienza, e cosa significa? Che relazione ha con il mondo attorno a noi? Di cosa è fatta, e com’è generata dal cervello? E’ cosciente un neonato? Sono coscienti gli animali, quanto, e come? Si possono costruire macchine coscienti? Su questi temi l’umanità si è da sempre interrogata e continua a farlo” ha spiegato Giulio Tononi, medico psichiatra e neuroscienziato.
Potremmo pensare ad essa in due modi differenti. O come un sistema unico costituito da parti interagenti, oppure come una serie di circuiti staccati tra loro che però si integrano insieme. Quest’ultima ipotesi sembra trovare conferma in recenti studi neurologici. Non sempre la lesione di particolari aree del cervello comporta la perdita di coscienza, parallelamente funzioni storicamente adibite a precise regioni cerebrali, se lesionate, possono essere vicariate o ridondate da altre porzioni dell’encefalo. Ma la coscienza dove alloggia? Da dove emerge? Forse dall’integrazione di più elementi, non solo ed esclusivamente allocati in corteccia ma anche in strutture sottocorticali, distribuiti a livello spaziale e funzionale su larga scala.
In conclusione, lo studio della coscienza è un campo estremamente affascinante ma decisamente complicato. Tuttavia la cosa più sensazionale è “l’assurda” innata necessità della mente di scoprire sé stessa, di spiegarsi e conoscersi, quindi di catalogarsi.


Autore: Davide Bertelloni
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