20 Settembre 2021

NUOVA PSICOLOGIA

Nuova psicologia tra mente e cervello

Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT)

meditazione

La Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), ideata da Zindel Segal, John Teasdale e Mark Williams, fornisce un protocollo economicamente vantaggioso, e relativamente nuovo, per la prevenzione delle ricadute in soggetti vulnerabili al Disturbo Depressivo Maggiore (DM). Si rivolge ad individui che hanno recentemente sofferto di DM, nei quali anche un solo piccolo cambiamento d’umore potrebbe indurre a recidive (Segal et al., 1996). In seguito la sua applicazione è stata estesa anche a soggetti con DM in corso, con efficacia simile agli antidepressivi di mantenimento, con Disturbi d’ansia e pensieri suicidari (Sipe & Eisendrath, 2012). Studi pilota hanno inoltre riportato miglioramenti in pazienti con Disturbo Bipolare, nei quali sono state osservate riduzioni nei sintomi depressivi e ideazione suicidaria e, in misura minore, nei sintomi maniacali e ansiosi (Miklowitz et al., 2009).
Fondendo la teoria cognitiva-comportamentale di Beck con il programma Mindfulness-Based Stress Reduction, la MBCT vuole rendere i praticanti più consapevoli acquisendo un nuovo modo di relazionarsi con i propri pensieri e sensazioni corporee. Non si intende cambiare il contenuto di essi, ma promuovere una maggiore consapevolezza. Per fare questo risulta fondamentale il disimpegno dai processi cognitivi disfunzionali che nel tempo sono divenuti “automatici”, vedi la ruminazione, con il fine di diminuire il rischio di ricadere nel Disturbo depressivo (J. Mark G. Williams, Ian Russell, Daphne Russell, 2008). La ruminazione, che differisce dal rimuginio in quanto quest’ultimo rappresenta il pensiero verbale e astratto, a volte correlato alla focalizzazione di immagini, relazionato alla previsione e prevenzione di elementi futuri considerati come pericolosi, è infatti un processo cognitivo che vede pensieri ripetitivi, disfunzionali e maladattivi incentrati sul passato, solitamente su temi come rimorso e rimpianto. In letteratura è riportata come un comune sintomo legato alla depressione in quanto l’individuo concentra l’attenzione sul proprio stato, sui sintomi e le cause, i significati e le conseguenze che lo hanno portato a tale sofferenza (Capobianco et al., 2018).
In definitiva possiamo dire che la MBCT esercita i suoi meccanismi psicologici di azione aumentando l’accettazione, l’auto-compassione, la consapevolezza del momento presente e la capacità di scelta selettiva nel dirigere la propria attenzione, definendo così una regolazione corticale dei circuiti limbici coinvolti nei disturbi affettivi (Sipe & Eisendrath, 2012).
Per tutte queste ragioni tale approccio risulta avere un potenziale enorme. Negli ultimi anni infatti i disturbi depressivi sono aumentati esponenzialmente arrivando a definire prospettive future decisamente catastrofiche. A lanciare l’allarme è stata direttamente l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha dichiarato che nel 2020 il Disturbo Depressivo Maggiore sarà la malattia mentale più diffusa al mondo e in generale la seconda malattia più problematica dopo le patologie cardiovascolari. Colpisce principalmente le donne con un picco riscontrato nella fascia d’età tra i 55-74 anni, ma continuano ad aumentare i tassi d’incidenza in bambini e adolescenti. Attualmente, infatti, più di 300 milioni di persone soffrono di tale patologia (stime risalenti al 2015), equivalenti al 4,4% della popolazione mondiale, divenendo la prima causa di disabilità (World Health Organization: WHO, 2017). Inoltre, ad essa sono legati oltre 800.000 casi di suicidio l’anno, e non possono ovviamente essere tralasciate le relative problematiche correlate, le forme subcliniche, i costi per la sanità pubblica e l’impatto familiare.
Alla luce di questi dati sconcertanti, la MBCT potrebbe rivelarsi un ulteriore strumento d’intervento, potente ed efficace, per trattare e combattere il disturbo psicologico più diffuso del 21° secolo.


Autore: Davide Bertelloni
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