6 Marzo 2021

Neuroscienze e Psicologia su Mente e Coscienza – NPMC.IT

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La perdita di consapevolezza in pazienti in Stato Vegetativo: regioni cerebrali e connettomica

Stato Vegetativo

Stato Vegetativo

La coscienza è principalmente caratterizzata da due componenti, la veglia e la consapevolezza. È opinione diffusa che queste due caratteristiche debbano andare di pari passo e che se presente l’una deve essere presente anche l’altra, ma così non è. Secondo la teorizzazione di Steven Laureys le due componenti della coscienza, il livello di coscienza (cioè veglia o eccitazione) e il contenuto della coscienza (ovvero consapevolezza o esperienza), possono essere rappresentate su un asse cartesiano. In esso è possibile osservare come in stati fisiologici normali il livello ed il contenuto della coscienza sono correlati positivamente tra di loro (ad eccezione dell’attività onirica durante il sonno REM). Pazienti in stato comatoso o sotto anestesia risultano invece incoscienti perché non possono essere risvegliati, e quindi privi di entrambe le dimensioni. Al centro, tra i due poli visti sopra, troviamo gli stati di coscienza dissociativi (cioè pazienti apparentemente svegli ma privi di qualsiasi evidenza comportamentale, ovvero comportamenti volontari), proprio come lo stato vegetativo o stati epilettici o sonnambulismo, nei quali vi è vigilanza ma non consapevolezza. Sono proprio questi ultimi che ci offrono un’opportunità unica per studiare i correlati neurali della consapevolezza.


Caratteristiche dello stato vegetativo

I pazienti in Stato Vegetativo sono svegli ma non rispondono in modo consapevole a stimoli esterni, se non tramite movimenti riflessi. Questo stato è spesso, ma non sempre, di tipo cronico. Perciò essi necessitano di costanti ed accurate cure mediche e possono sopravvivere anche qualche anno. Sebbene ci possa sembrare strano immaginare tali soggetti con gli occhi aperti e completamente non responsivi davanti ad uno stimolo doloroso, ovvero senza mostrare nemmeno una smorfia di disappunto, questa condizione è profondamente reale. Qualora essi mostrassero infatti una minima reazione allo stimolo, non si parlerebbe più di Stato vegetativo ma di Minima Coscienza.


Lo stato vegetativo come sindrome da disconnessione

Alcuni studi di Tomografia ad emissione di positroni (PET) hanno dimostrato che soggetti in stato vegetativo hanno un decremento del 50% dell’attività cerebrale rispetto a soggetti sani. Parallelamente però, alcuni pazienti in stato vegetativo mostrano livelli di attività cerebrale simili a quelli di soggetti sani. Per cui la relazione tra livello globale di attività cerebrale e la presenza o assenza di consapevolezza non è assoluta. Parallelamente, alcuni lavori hanno voluto indagare quali siano le aree del cervello responsabili di tale condizione. È stato visto che un’ampia rete fronto-parientale è caratterizzata da un importante disfunzione metabolica. Le regioni implicate sono: cortecce frontali mediali e laterali bilaterali, cortecce parieto-temporali e parietali posteriori bilaterali, corteccia cingolata posteriore e precuneo. Questo network gioca quindi un ruolo fondamentale in interazione con in Talamo per l’insorgenza della consapevolezza.

Nello stato vegetativo sono state identificate disconnessioni funzionali nelle vie cortico-corticali a lungo raggio (tra le aree latero-frontali e mediane-posteriori) e cortico-talamo-corticali (tra nuclei talamici non specifici e cortecce frontali laterali e mediali). Allo stesso modo il recupero è accompagnato da un ripristino funzionale della rete fronto-parietale e delle connessioni cortico-talamo-corticali.


Conclusione

Quanto discusso ci consente di definire come la veglia e la consapevolezza siano due caratteristiche chiave per la definizione della coscienza. Il loro substrato neurale non verte su specifiche regioni cerebrali, ma sulla connettività tra network. È proprio una riduzione della connettività che determina la condizione di Stato Vegetativo. Il recupero di tale condizione è quindi determinato da un ripristino funzionale delle connessioni danneggiate.

Bibliografia

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Autore: Davide Bertelloni

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