La Meditazione Trascendentale: pratica, efficacia e prospettive future

Meditazione

La meditazione trascendentale (TM è stata formulata da Maharishi Mahesh Yogi e mira al raggiungimento di uno stato di profondo rilassamento del corpo e di calma della mente. Maharishi credeva che la dualità fosse la causa fondamentale della sofferenza umana. Si cerca quindi, tramite la TM, di promuovere uno stato di non-dualità grazie all’unione del meditante con l’oggetto della meditazione, ovvero il raggiungimento di uno stato di coscienza infinita (Samadhi in sanscrito, tradotto anche come equilibrio mentale).
Sfruttando la ripetizione di un mantra, una parola senza significato pronunciata in silenzio, si blocca il naturale flusso dei pensieri che, con la loro incessante e costante produzione, distraggono il soggetto e non consentono la riduzione dell’eccitazione fisiologica e l’aumento della vigilanza, principali obiettivi della TM (Simkin & Black, 2014). Nella TM si insegna al neofita a riportare la mente al mantra quando questa se ne allontana, così facendo si attua una concentrazione passiva basata sulla focalizzazione dell’attenzione sull’oggetto della meditazione e quindi la trascendenza di esso. Il mantra acquisisce il compito di veicolo per trascendere. Trascendere significa apprezzare il mantra a livelli più fini in cui esso diventa sempre più secondario nell’esperienza, lasciando all’autocoscienza la funzione di elemento primario (Travis, 2014). Nel raggiungimento dello stato di trascendenza non vi è né pensiero né intenzione individuale (altre meditazioni, invece, sfruttano il mantra mantenendolo nella consapevolezza e collegandolo con il respiro o pensando al suo significato), e si differenzia dalle esperienze caratterizzate dal contenuto (Wahbeh et al., 2018). Questo è volto all’estensione della mente oltre i confini del pensiero, oltre i limiti del tempo e dello spazio, esulando dal concetto di corpo e ambiente, con il fine di raggiungere un profondo stato di quiete, definito come “coscienza trascendentale” (Travis & Parim, 2017). Negli stati trascendenti, l’esperienza viene portata a stadi più sottili dell’essere, nei quali si può notare assenza di contenuti sensitivi, mentali ed affettivi, e presenza di “pura autocoscienza”. Si cambia quindi la normale relazione soggetto-oggetto rispetto a stati quali la veglia, il sonno e il sogno (Travis, 2014).
La costanza e l’alternanza della pratica meditativa con gli stati di veglia, sogno e sonno, consentono il passaggio ad uno stadio di “Coscienza cosmica”. Lo stato indotto nella pratica viene esteso anche al di fuori di essa. Così facendo la mente conserva la sua natura essenziale, di “pura coscienza”, mentre sperimenta oggetti attraverso i sensi, quindi mantiene la sua natura dell’Essere mentre è impegnata in pensieri, discorsi e azioni. In definitiva, durante lo stato di veglia il meditatore rimane distaccato dalla percezione sensoriale, anche se è più sensibile ai processi mentali e agli eventi esterni. Il raggiungimento della “Coscienza cosmica” consente la riduzione delle tensioni dovute allo stress, l’indebolimento degli attaccamenti con conseguente imparzialità nell’amore verso gli altri, e l’assopimento di emozioni intense come paura, rabbia e depressione.
A questo punto, l’ultimo stadio da raggiungere secondo Maharishi è l’accesso alla “Coscienza di Dio”, ovvero l’abbandono dell’individualità in perfetta armonia con la natura. In esso quindi si ritrova uno stato di “Unità” nel quale ogni cosa è svincolata dall’illusione concettuale (Goleman, 2015).
In conclusione, la tecnica su cui si basa la TM è molto semplice e quindi applicabile in vari ambiti di intervento, come ad esempio in età scolastica e adolescenziale. Proprio per questo negli ultimi anni ha acquisito interesse in ambito scientifico, confermandosi un importante intervento comportamentale e di prevenzione.

Efficacia clinica della Meditazione Trascendentale
Numerosi studi riportano dati significativi in merito all’efficacia della TM, in particolare si riscontra una riduzione di sintomi correlati allo stress, ansia e depressione, miglioramenti nella qualità del sonno, pensieri più chiari e uno stato d’animo più positivo (Maharishi Foundation USA, 2018; Simkin & Black, 2014).
In una meta-analisi di Orme-Johnson & Barnes (2014), sono state prese in considerazione 16 ricerche di alta qualità per un totale di 1.295 partecipanti. In seguito alla pratica TM, popolazioni con elevati livelli iniziali di ansia nell’intervallo tra 80° e 100° percentile (ad esempio, pazienti con ansia cronica, veterani con disturbo da stress post-traumatico e detenuti), hanno mostrato maggiori risultati rispetto a soggetti con tassi d’ansia iniziali più bassi, con livelli ridotti dal 53° al 62° percentile. Dati avvalorati da uno studio di Eppley et al. (1989), il quale mostra come la maggior parte delle pratiche meditative, se applicate in relazione a Disturbi D’Ansia, abbia effetti simili al placebo. Solo la Meditazione Trascendentale sembra avere risultati significativamente migliori, risultando mediamente due volte più efficace delle altre tecniche.
Un recente lavoro di Elder C. et al. (2014), ha dimostrato come la TM sia efficace per la riduzione del disagio psicologico e del burnout in un gruppo di insegnanti dipendenti in una scuola per studenti con problemi comportamentali. Sono state riscontrate riduzioni significative nel gruppo sperimentale rispetto ai controlli in tutte le principali variabili prese in esame, ovvero stress percepito, sintomi depressivi e burnout.
In uno studio randomizzato di Brooks & Scarano (1990), a cui hanno partecipato 18 veterani reduci dalla guerra del Vietnam ai quali era stato diagnosticato un Disturbo da stress post-traumatico, si è osservato come il gruppo sottoposto a TM, dopo tre mesi di pratica, abbia mostrato miglioramenti significativi in tutte le variabili studiate come: ansia, depressione, insonnia, disturbo post traumatico da stress, torpore emozionale, abuso di alcool e traumi familiari. Risultati significativamente maggiori rispetto al gruppo trattato con Psicoterapia. Royer (1994) ha inoltre riscontrato un effetto medio della TM da 2 ad 8 volte maggiore nel trattamento del tabagismo, rispetto ad altri metodi di prevenzione come libri, volantini e altri trattamenti non convenzionali. Importanti evidenze anche in merito all’abuso di droghe e alcool, con conseguente decremento della criminalità, incidenti stradali e disoccupazione (D. W. Orme-Johnson, 1994).
La letteratura riporta inoltre interessanti studi che hanno indagato l’efficacia della TM in gruppi di detenuti e criminali. Si può osservare una diminuzione delle recidive, dell’impulsività, dell’aggressività e tendenza alle aggressioni, ma anche dell’ostilità verbale (Bleick & Abrams, 1987). Per concludere, altri lavori riportano come la TM riduce indicatori negativi di stress (ad esempio, rabbia, ostilità, ansia, depressione) e di contro eleva indicatori positivi di salute mentale (come il concetto di sé, locus of control interno e auto-realizzazione) (Walton et al., 2002).
Oltre alla riduzione di fattori di rischio psicosociali, la ricerca sembra confermare un importante azione di prevenzione verso problematiche cardiovascolari in soggetti praticanti TM. Nella systematic review di Kenneth G. Walton et al. (2002), dove sono stati messi in relazione i risultati di meta-analisi quantitative e di studi randomizzati controllati, è emerso come la pratica meditativa abbia facilitato una diminuzione e modulazione dei fattori di rischio associati a malattie cardiovascolari, così come della morbilità e della mortalità ad esse associate. Nello specifico si riporta una diminuzione della pressione sanguigna e della mortalità causata da patologie cardiache; riduzione dell’aterosclerosi, disfunzione emodinamica e ischemia miocardica; declino del 10% del colesterolo plasmatico e dell’ossidazione lipidica; modulazione del bilancio simpato-vagale ed effetti sullo stress cronico.
Questi dati dimostrano quindi l’efficacia della TM come elemento di prevenzione e di cura verso molteplici disturbi psicopatologici, in quanto la sua azione verte sulla sfera cognitiva, fisiologica e relazionale.

Meditazione Trascendentale in età scolastica e adolescenziale
L’età scolastica e adolescenziale è un periodo molto delicato nella vita di ciascun individuo, in cui i cambiamenti biologici e la maturazione delle funzioni cognitive accompagnano lo sviluppo emotivo e sociale. Per queste ragioni, l’impiego delle pratiche di meditazione in età evolutiva è cresciuto gradualmente, definendo la nascita di protocolli specifici che, a partire dall’età di cinque anni, possono essere applicati per facilitare lo sviluppo della consapevolezza dei propri stati emotivi (Fabbro F. & Muratori F., 2012; Greenberg & Harris, 2012).
I principali effetti riscontrati, anche se per il momento la letteratura in età evolutiva è ancora poco sviluppata, sono a livello psicofisiologico. Come per la popolazione adulta, sono stati osservati effetti nella modulazione del sistema autonomo e immunitario, nelle funzioni metaboliche e neuroendocrine. Per quanto riguarda la regolazione della risposta allo stress, l’implementazione di pratiche mirate allo sviluppo di strategie di coping efficaci e di regolazione emotiva, sembrano essere un buon intervento preventivo per le difficoltà psicologiche che possono insorgere in fase di sviluppo (Perry-Parrish et al., 2016).
Molto promettenti sono inoltre i dati riportati in merito alla sfera comportamentale. Ad esempio, in seguito all’attuazione di specifici protocolli di meditazione, è stata osservata una riduzione dell’assenteismo scolastico e della violazione delle regole, così come diminuzione di comportamenti aggressivi legati al fenomeno del bullismo. A questi cambiamenti si associano inoltre aumento dell’autostima, della consapevolezza emotiva e dell’umore, ridotta impulsività e distraibilità (Black et al., 2009), aumento di comportamenti empatici e prosociali (Roeser & Pinela, 2014).
Per questi motivi l’uso della Meditazione in ambito scolastico sta divenendo un approccio sempre più diffuso soprattutto all’estero, mentre in Italia tali protocolli sono ancora poco sfruttati. Per esempio, il Mindful Awareness Research Center, presso l’Università della California, Los Angeles (UCLA), fornisce laboratori per insegnanti ed educatori per lo sviluppo di tali tecniche in età scolare. Oppure la David Lynch Foundation, che negli Stati Uniti finanzia, tra gli altri, progetti rivolti agli adolescenti con programmi basati sulla Meditazione Trascendentale. Di seguito si riportano alcuni importanti studi in merito all’efficacia della pratica TM in ambito scolastico.
Con il concetto di reattività cardiovascolare (CV) si indica la modificazione di parametri come frequenza cardiaca e pressione arteriosa, rispetto a valori di riposo. Tale modificazione avviene come risposta ad una stimolazione, spesso anticipatoria delle necessità metaboliche richieste per affrontare l’evento, con lo scopo di preparare il sistema nervoso per un’acquisizione ottimale dello stimolo (Stegagno & Berlucchi, 1986). In uno studio randomizzato controllato di V. A. Barnes et al. (2001), è stato riportato un impatto positivo sulla CV, sia a riposo che sotto stress, in adolescenti con pressione arteriosa medio-alta i quali erano stati sottoposti alla pratica TM, rispetto al gruppo di controllo. Il comportamento scolastico quindi, esaminato in relazione alla riduzione dello stress, ha evidenziato una diminuzione dei periodi di assenteismo e infrazione delle regole, nonché una riduzione dell’83% dei giorni di sospensione a causa di problemi correlati al comportamento (Vernon A. Barnes et al., 2003). Inoltre la pratica della TM sembra avere un’influenza positiva sugli stati emotivi, come miglioramento del tono dell’umore, riduzione del livello di ansia e preoccupazione (Benn, 2003).
In un recente lavoro di So & Orme-Johnson (2001), sono stati testati protocolli di meditazione trascendentale in studenti di tre diverse scuole superiori di Taiwan, per verificare l’ipotesi che la pratica TM potesse migliorare le capacità cognitive ed affettive. Si tratta di tre studi di controllo randomizzati nei quali vengono prese in considerazione variabili diverse, come per esempio l’aver pagato le sessioni TM oppure una suddivisione dei risultati ottenuti per entrambi i sessi (Studio 1), solo per le donne (Studio 2) o solo per i maschi (Studio 3). L’ipotesi iniziale è stata confermata in tutti e tre gli studi, in particolare sono stati osservati miglioramenti significativi in merito a: creatività, intelligenza pratica, indipendenza, ansia di tratto, ansia di stato e intelligenza fluida. Di contro è interessante analizzare anche il punto di vista degli studenti che in uno studio qualitativo di Rosaen & Benn, (2006), in merito all’esperienza soggettiva nella pratica TM, hanno dichiarato di aver esperito un crescente stato di vigilanza, miglioramenti nelle abilità indicative dell’intelligenza emotiva (ad esempio autocontrollo, auto-riflessione/consapevolezza e flessibilità alle richieste situazionali), aumento delle prestazioni scolastiche e la percezione di incremento dei livelli di rilassamento, energia e concentrazione.
Infine, la letteratura riporta effetti significativi in soggetti con Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), riscontrando un incremento delle prestazioni verso stimoli distraenti, aumento dell’attenzione e inibizione cognitiva (Zylowska et al., 2008; Schmiedeler, 2015). Risultati avvalorati da uno studio di N. J. Rani & Rao (1996), nel quale un gruppo di bambini tra i 9 e 11 anni è stato sottoposto alla pratica di Meditazione Trascendentale riportando una maggiore capacità attenzionale rispetto al gruppo di controllo. Parallelamente si osservano miglioramenti nella regolazione emotiva e in strategie di coping, aumento di empatia e resilienza (So & Orme-Johnson, 2001; S. I. Nidich et al., 2009). La TM si rivela inoltre un fattore di prevenzione verso comportamenti di rischio e Sensation Seeking (Barnes et al., 2001, 2003; Black et al., 2009).
Tali dati risultano molto incoraggianti in quanto trovano riscontro in ambito clinico, confermando l’ipotesi che la pratica della Meditazione Trascendentale può avere benefici fisiologici, psicosociali e comportamentali tra bambini e adolescenti.

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