6 Marzo 2021

Neuroscienze e Psicologia su Mente e Coscienza – NPMC.IT

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LA COSCIENZA: soggettività, unitarietà e complexity tra psicologia e neuroscienze

Coscienza Complessità

L’evoluzione scientifica ha conosciuto negli ultimi anni una crescita senza eguali. Sebbene la scissione dell’atomo e la scoperta della struttura a doppia elica del DNA fino a pochi decenni fa potevano sembrare fantascienza, attualmente sono alla base delle nostre conoscenze chimico-biologiche. Ad oggi però le moderne neuroscienze si trovano a fare i conti con il problema dei problemi, la coscienza. Quest’ultima infatti è al centro dell’interesse della comunità scientifica e lo studio dei correlati psicofisiologici e dei meccanismi neurali sottostanti ad essa è ampiamente dibattuto.
Potremmo definirla come uno stato soggettivo dell’individuo oppure come una particolare modalità di pensiero. Addirittura, secondo un processo riduzionistico, si potrebbe considerare una proprietà emergente del cervello. Quest’ultimo infatti non è altro che un “semplice” agglomerato di cellule le quali, per mezzo di connessioni elettriche e chimiche, consentono la formazione di network funzionali. Strutture vicarianti, ridondanti, integrative e specializzate, danno vita ad un sistema in continua evoluzione. L’encefalo infatti non è mai uguale a sé stesso, il tempo lo raffina costantemente (Vallar & Papagno, 2011). La sua complessità sta nel fatto che non rispecchia i canoni matematici di sistema chiuso, è infatti un sistema aperto in continua relazione e interazione con l’ambiente circostante. Per questi motivi lo studio di questo organo risulta una vera e propria sfida.
Tornando alla definizione di coscienza Giulio Tononi, illustre neuroscienziato e psichiatra italiano esperto di stati di coscienza e attualmente ricercatore all’University of Wisconsin, definisce la coscienza come ciò di cui si ha esperienza e che scompare quando cadiamo addormentati di un sonno senza sogni. Più semplicemente si tratta della capacità umana di interagire con il mondo circostante. Per questo essa può essere espressa lungo un continuum che va dal coma alla veglia, rendendo necessario un vero e proprio approccio multidisciplinare e multidimensionale. Ne deriva quindi un’inevitabile comprensione dei substrati cellulari sottostanti, fino ad arrivare ad elementi micro e macro molecolari. Così facendo sarà possibile studiare il momento esatto in cui l’embrione passa da un semplice agglomerato di cellule ad un sistema vivente pensante. Si potranno studiare ad un livello più fine i disordini di coscienza (come minima coscienza, coma, stato vegetativo), ma anche stati di coscienza diversi (come l’ipnosi, la Mindfulness, il sonno e il sogno,…). Infine questo si rivelerà un vantaggio fondamentale in molteplici disturbi psicopatologici, nonché nella cura di patologie cliniche e/o neurodegenerative (Edelman & Tononi, 2001).

 

Scendendo più nello specifico, la coscienza è uno stato caratterizzato da tre proprietà:

  • Qualità: la quale inevitabilmente rientra nel concetto di soggettività
  • Soggettività: insita nel singolo individuo e per questo non accessibile dall’esterno
  • Unitarietà: Noi abbiamo una sola coscienza, i nostri sensi sono integrati tra loro in un’unica percezione (Giunzione Temporo-Parietale).

 

In definitiva quando parliamo di coscienza intendiamo un fenomeno unitario emergente dal cervello, che ci consente un’integrazione funzionale su larga scala. Il tutto potrebbe essere paragonato ad un’orchestra, ogni elemento risuona in modo sincronizzato consentendo la fuoriuscita di una sinfonia. Se così non fosse avremmo elementi scordinati tra loro e quindi probabili disturbi di coscienza.
Ad oggi lo studio del connettoma umano ci ha permesso di individuare le aree neurali maggiormente implicate nell’insorgenza della coscienza, ma non vi è ancora una teoria univoca. Sono state avanzate svariate ipotesi, ma la complessità di tale argomento rivela ancora numerose limitazioni teorico/pratico/metodologiche. È interessante notare però come molteplici studi sottolineano l’importanza dell’interazione del sistema talamo-corticale come base neurale del nucleo dinamico integrato, nucleo che si crede alla base della coscienza. Sono infatti le connessioni tra queste aree che sembrano rappresentare la complexity, ovvero la condizione in cui allo stesso tempo si ha massima segregazione e massima integrazione tra i moduli (Tononi, 2014).
In conclusione, possiamo affermare che la complessità della Coscienza influenzerà decisamente il settore scientifico psico-medico-filosofico nei prossimi decenni. Ma a questo punto sorgono due domande alle quali, almeno per il momento, non siamo in grado di dare una risposta. Riuscirà la mente a scoprire sé stessa? E soprattutto il cervello umano possiede le capacità cognitive sufficienti per poter comprendere la psicofisiologia degli stati di coscienza?


Riferimenti Bibliografici

Edelman, G. M., & Tononi, G. (2001) Un universo di coscienza: come la materia diventa immaginazione. Torino: Einaudi.

Tononi, G. (2014) Phi: un viaggio dal cervello all’anima. Torino: Codice.

Vallar, G., & Papagno, C. (2011) Manuale di neuropsicologia: clinica ed elementi di riabilitazione. Bologna: Il mulino.


Autore: Davide Bertelloni
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