2 Marzo 2021

Neuroscienze e Psicologia su Mente e Coscienza – NPMC.IT

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Cos’è l’Anosognosia? La consapevolezza di malattia tra deficit neurologici e disturbi neuropsicologici

Anosognosia

Anosognosia

Quando si parla di anosognosia ci si riferisce alla consapevolezza che i pazienti hanno della propria malattia. Rendersi conto della condizione in cui si è immersi è di fondamentale importanza per una corretta compliance e per instaurare una buona relazione terapeutica. Purtroppo alcune patologie rendono i pazienti inconsapevoli del loro disturbo, e questo complica ulteriormente la cura.

La consapevolezza inoltre non è localizzata in un singolo modulo, bensì è specifica per ogni dominio. Non esiste un singolo controllore, un esecutivo centrale, perciò la consapevolezza non può essere danneggiata in modo selettivo.


Anosognosia e deficit neurologici

L’anosognosia si riscontra in molteplici deficit di tipo neurologico. Ecco qualche esempio:

Sindrome di Anton: questa sindrome è determinata da lesioni bilaterali nella corteccia visiva primaria e nella corteccia associativa. Tali pazienti risultano essere ciechi a livello corticale ma inconsapevoli di malattia. Soggetti con sindrome di Anton infatti riferiscono di vedere cose che non possono vedere. Inoltre, quando la cecità è causata da lesioni che comprendono anche regioni temporali mediali e i nuclei posteriori del talamo, si osserva in aggiunta amnesia globale permanente.

Emianopsia: tale condizione è caratterizzata dalla perdita di metà del campo visivo e può essere causata da un deficit nel completamento percettivo. Tale fenomeno non sembra essere presente nel caso di consapevolezza di malattia in quanto tali soggetti omettono il problema. In questi pazienti il fenomeno non può essere attribuito ad una percezione implicita dello stimolo nella parte negletta, ma ad una risposta produttiva e confabulatoria. L’anosognosia è associata a lesioni parietali posteriori e della corteccia visiva associativa, oltre che in aree sottocorticali come i nuclei del talamo. Essa rappresenta un deficit del monitoraggio della funzione visiva.

Emiplegia: i soggetti emiplegici sono affetti da una paralisi di uno dei due lati del corpo, la quale è causata da lesioni in aree cerebrali controlaterali (solitamente per lesioni della corteccia premotoria e corteccia dell’insula). In questi casi i pazienti sostengono di poter muovere gli arti affetti da plegia. Sotto richiesta essi affermano di aver mosso l’arto oppure lo spostano con l’arto sano. Solitamente non vi sono deficit cognitivi associati, ma spesso troviamo deficit propriocettivi. L’anosognosia è in genere presente per emiplegia sinistra quindi per lesioni dell’emisfero destro.


Anosognosia e disturbi neuropsicologici

L’anosognosia si presenta inoltre in molteplici disturbi di tipo neurologico. Ne riportiamo di seguito qualche esempio:

Negligenza spaziale: questi soggetti hanno difficoltà ad esplorare lo spazio controlaterale alla lesione e non sono consapevoli degli stimoli presenti in quella porzione di spazio. Tale condizione è talvolta accompagnata da anosognosia, ovvero i pazienti sono inconsapevoli del proprio disturbo. Spesso dovuta a lesioni del fascicolo longitudinale superiore di destra.

Afasia: i pazienti afasici mostrano deficit nella comprensione e/o produzione del linguaggio. In questi soggetti fare diagnosi di anosognosia è difficoltoso proprio a causa dell’Afasia stessa. È necessario quindi usare misure indirette che esaminano un livello di monitoraggio diverso da quello espresso verbalmente. Inoltre, l’anosognosia può essere di tipo globale oppure selettivo. O meglio può riguardare solo un particolare livello di monitoraggio del linguaggio come ad esempio quello semantico, oppure l’intero linguaggio.

Amnesia: questi pazienti mostrano deficit di memoria di tipo retrogrado o anterogrado, ovvero precedente o successivo al danno. In questo caso l’anosognosia è in genere legata ad amnesia globale da lesioni diencefaliche e fronto-basali. Cause frequenti di anosognosia per l’amnesia sono la sindrome di Korsakoff, la quale è spesso caratterizzata da confabulazioni.


Anosognosia e demenza

Vi sono alcune condizioni in cui l’anosognosia è associata alla gravità e all’evoluzione della malattia. Per esempio nelle demenze i pazienti sono spesso inconsapevoli della loro condizione, tuttavia questo è in un certo senso protettivo verso problematiche di tipo psicologico correlate alla consapevolezza di malattia.

Malattia di Alzheimer: è la forma di demenza più diffusa. In alcuni casi nelle prime fasi della malattia i pazienti sono consapevoli dei deficit mnemonici, ma con il progredire della malattia diventano anosognosici. La perdita della consapevolezza della malattia può quindi predire l’evoluzione di pazienti con deficit cognitivo lieve in pazienti con Alzheimer.


Bibliografia:

Vallar, G., & Papagno, C. (2018). Manuale di neuropsicologia. Clinica ed elementi di riabilitazione. Il Mulino.

Prigatano, G. P. (Ed.). (2010). The study of anosognosia. Oxford University Press.


Autore: Davide Bertelloni

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