6 Marzo 2021

Neuroscienze e Psicologia su Mente e Coscienza – NPMC.IT

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Come la privazione di sonno altera le prestazioni e la regolazione delle emozioni: sonno locale durante la veglia

Privazione di sonno

Privazione di sonno

Il sonno è uno stato di coscienza fondamentale per l’uomo in quanto è alla base di un corretto funzionamento psichico e della salute mentale in generale. Esso infatti permette il consolidamento delle memorie, l’apprendimento e il mantenimento di una normale regolazione emotiva. Parallelamente, la privazione delle ore di sonno o la veglia prolungata possono alterare le prestazioni come: la vigilanza, la velocità di elaborazione delle informazioni e la capacità di prestare attenzione, ma comportare anche decrementi nella memoria di lavoro (“working memory”), nell’apprendimento, nell’elaborazione emotiva e nell’autocontrollo. Tale riduzione di prestazione correla negativamente con il tempo trascorso in veglia, perciò all’aumentare delle ore di veglia aumentano anche il numero di errori commessi in compiti specifici.

Recenti evidenze empiriche hanno dimostrato come tale riduzione di prestazione possa essere potenzialmente spiegata dall’incremento di episodi di sonno locale. Ovvero, in quelle stesse regioni cerebrali maggiormente impiegate in un compito/azione, se stressate a lungo o private di sonno, si osserva l’insorgenza di onde EEG di tipo delta e teta, tipiche degli stati di sonno. In questi casi, il soggetto risulta sveglio ma le prestazioni sono inficiate e mostrano molteplici errori. Il sonno è quindi da considerare come uno stato di coscienza esperienza dipendente, o meglio una condizione fisiologica necessaria delle cellule che, dopo una certa quantità di tempo passata in veglia, hanno bisogno di entrare in fasi di sonno. Se questo, per qualche ragione, non avviene, quelle regioni cerebrali maggiormente stressate in compiti mirati “si addormentano” da sole.

Uno studio molto interessante che mostra questo fenomeno è quello effettuato da Quercia e colleghi nel 2018. In tale studio i partecipanti sono stati sottoposti ad un compito di navigazione spaziale, che consisteva nello spostarsi in una città virtuale. Ai soggetti è stato richiesto di effettuare 16 spostamenti, di cui gli ultimi 8 ripetuti in ordine casuale per 279 volte, con il fine di ottenere un iper “utilizzo” dei circuiti cerebrali coinvolti nel compito. I ricercatori hanno quindi osservato un aumento del tempo necessario per completare un compito ed un numero maggiore di errori nella seconda parte della prova rispetto alla prima. Coerentemente con quanto definito sopra, dai dati EEG è emerso un incremento di onde lente in banda teta e delta in regioni parietali e frontali, comunemente attive in compiti di navigazione spaziale, significativamente maggiore nel secondo segmento temporale rispetto al primo. Per concludere, è stato visto che l’ampiezza e il numero di onde teta e delta erano sensibilmente maggiori durante risposte date in modo errato, rispetto a risposte fornite correttamente. Il presente studio dimostra chiaramente come il prolungamento delle ore di veglia abbia un impatto significativo sulle nostre prestazioni.

In base a quanto detto anche la regolazione delle emozioni dovrebbe subire un’alterazione durante la veglia prolungata. È proprio questo che è stato osservato in alcuni lavori. Infatti, la somministrazione di stimoli emotivi effettuata durante il prolungamento delle quotidiane ore di veglia, comporta alterazioni nella percezione degli stimoli stessi, cambiamenti nello stato dell’umore ed un aumento di lamentele, maggiori azioni impulsive, deficit nelle funzioni di monitoraggio e di autocontrollo, ecc. Questo fenomeno è determinato da una riduzione della connettività funzionale tra la corteccia prefrontale/corteccia cingolata anteriore e strutture limbiche subcorticali, come l’amigdala. Si osserva infatti un aumento di attività in strutture amigdaloidee e una riduzione di attività della corteccia prefrontale mediale. È proprio tale riduzione di attività della corteccia prefrontale mediale che sembra essere causata dalla presenza di episodi di sonno locale.

In conclusione, abbiamo osservato come il protrarsi delle ore di veglia oltre le normali ore quotidiane comporta una riduzione delle prestazioni in compiti specifici. Tale riduzione di prestazione è associata ad episodi di sonno che si presentano nelle stesse regioni cerebrali impiegate nei compiti. In poche parole, sebbene tali soggetti siano svegli, alcune aree del cervello sono già entrare nel sonno.

Queste scoperte sono di fondamentale importanza per la vita quotidiana. Ci permettono infatti di comprendere gli errori commessi e gli incidenti effettuati in condizioni di lavoro notturno, così come incidenti automobilistici o di altro genere dopo notti passate in discoteca o in altre situazioni. Tali implicazioni inoltre devono tenere conto, e perciò dovranno essere approfondite in studi futuri, che l’alterazione delle ore di sonno, come riscontrato nell’insonnia, è una condizione presente in molteplici disturbi psicopatologici. Perciò, un aumento delle ore di veglia può alterare la regolazione emotiva ed il comportamento del soggetto, mantenendo e/o esacerbando il disturbo.


Bibliografia

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Autore: Davide Bertelloni

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